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	<title>Giacomo Cappello &#187; Nicola</title>
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	<description>Artista, Pittore, Scrittore</description>
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		<title>Una voce fuori dal coro</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 17:21:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Critiche Pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Una voce fuori dal coro &#8211; Maria Luisa Biancotto (2007) Nel panorama della giovane arte contemporanea, Giacomo Cappello è una voce fuori dal coro, distante dalle nuove produzioni infantiliste neoconcettuali, di derivazione pop o graffitare che fanno tendenza in questo momento. Distante anche dall&#8217; iperreale, dal multimediale, dalla nuova figurazione, dall&#8217;espressionismo intimista e dalle performances eclatanti,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Una voce fuori dal coro</h3>
<h5><em>&#8211; Maria Luisa Biancotto (2007)</em></h5>
<p>Nel panorama della giovane arte contemporanea, Giacomo Cappello è una voce fuori dal coro, distante dalle nuove produzioni infantiliste neoconcettuali, di derivazione pop o graffitare che fanno<br />
tendenza in questo momento. Distante anche dall&#8217; iperreale, dal multimediale, dalla nuova figurazione, dall&#8217;espressionismo intimista e dalle performances eclatanti, aggressive o voyeuriste.<span id="more-31222"></span></p>
<p>Eglì sceglie di dedicarsi alla pittura e alla pittura soltanto, per trarne la lezione con cui leggere la nostra cultura e la sua tradizione, e come tecnica con cui misurarsi rispetto all&#8217;invenzione.<br />
Giacomo Cappello esordisce giovanissimo sulla scena dell&#8217;arte: non ha ancora 17 anni, nel 2003, quando inaugura la sua prima esposizione. Ma ha già compiuto la sua scelta di vita: la pittura sarà la suo strada, il suo terreno di ricerca, il suo campo di battaglia, il modo con cui mettersi in gioco. Decide di lasciare la scuola e proseguire, autodidatta, la propria formazione attraverso la lettura dei maestri e lo studio della storia dell&#8217;arte. Assimila rapidamente e produce copiosamente, con quell&#8217;urgenza che è propria dell&#8217;adolescenza: dare, cercare, prendere, mancare, lanciarsi, volare. Pittura come scrittura dell&#8217;esperienza, come lettura, come dispositivo di libertà intellettuale.</p>
<p>Lavora con passione, infaticabilmente, muovendosi sicuro con quei materiali che ha imparato a utilizzare fin da bambino, nello studio del padre, orientando tuttavia la sua ricerca in una direzione molto<br />
differente. Fin dalle prime esposizioni Giacomo rivela maturità espressiva, si cimenta con una tavolozza molto ampia di colori, li combina timbricamente, calibra la composizione.<br />
Nelle sue opere iniziali prevale la formulazione astratta, in cui rovelli e fantasmi assumono sembianza giocosa: un puzzle divertito e a tratti insidioso, una sorta di labirinto dove cifre, segnali occhieggiano tra i colori in un caleidoscopico assemblaggio.<br />
Tra queste, la raccolta &#8220;Riflessi d&#8217;ombra&#8221; enuncia già la questione del linguaggio. Nella successiva, &#8220;Solo un assaggio&#8221;, l&#8217;impianto coloristico denso, pastoso, sgargiante, lascia introvvedere ì primi<br />
accenni di uno sviluppo in senso figurale: all&#8217;inizio sono forme appena identificabili o stilizzate, poi via via più marcate.<br />
La figurazione in questa fase è ancora un modo dell&#8217;astrazione, vale a connotare lo scarto tra il vissuto e il contesto evocato, la nota dissonante, la questione dell&#8217;inconciliabile. Elabora sollecitazioni che vengono dal vissuto, dalla propria storia personale. L&#8217;opera si situa dunque nel suo percorso come interrogazione, come enunciazione, come disarmante testimonianza, come questione. Nessuna rappresentazione, nessuna finalizzazione, ma un appuntare la vita in itinere, lasciandosene attraversare.</p>
<p>E questa coerenza di impegno la ritroviamo in tutta la sua produzione, declinata in una varietà di registri e di toni, con modalità differenti di stesure cromatica, di impasto, di segno, di composizione, con una grande libertà inventiva. Vengono poi i paesaggi di &#8220;Graffiando lo scorza&#8221;: paesaggi non realistici, resi con pennellate veloci, macchie di colore o stesure materiche di pigmenti che stigmatizzano momenti, suggestioni, stati d&#8217;animo, emozioni. Enunciano la questione dell&#8217;inappellabile: è l&#8217;approccio alla nominazione. In &#8220;Ricordi notturni&#8221; cresce la sperimentazione: acquarello, olio, tecnica mista, acrilico su tela ma anche bozzetti e affreschi su muro. Centrale è la figura, in cui condensa scoperte, sorprese, riflessioni, situazioni. Compare l&#8217;autoritratto, a volte caricaturale. Figurazioni a carattere fantastico sono le opere della nuova serie &#8220;Parodia della vita&#8221;, dove cambia lo stile compositivo. A marcare l&#8217;espressione, basta un volto, uno sguardo, una postura; a volte è la scelta degli elementi la loro combinazione, altre, sono le tonalità cromatiche.</p>
<p>Qui l&#8217;impatto è tra le figure chiare, serene al centro della scena e l&#8217;oscurità che le contorna, ma anche una sognante leggerezza che rievoca per associazione la pittura di Chagall, conferendo all&#8217;immagine il senso dell&#8217;imponderabile. Una ritrovata gaiezze aleggia nelle serie &#8220;Racconti&#8230; sensazioni&#8221;: sempre olio su tela, dove prevalgono tinte solari o figure costruite con semplici accostamenti cromatici, curiose nelle loro insolite posture. I cicli di opere che seguono confermano la vocazione narrativa della pittura di Giacomo Cappello. L&#8217;esperienza, prima vissuta con sorpresa, speranza, attesa, comincia a trovare elaborazione nella delusione, nel dolore, nell&#8217;insperata riconciliazione, nella voglia di ricominciare, nell&#8217;ennesimo smarrimento, nell&#8217;improvviso disorientamento, nel lento ritornare, nel comprendere, nel lasciare andare, nell&#8217;accogliere, nel gridare. Mai nell&#8217;indifferenza, nella banalizzazione. Autentica, la sua ricerca si traduce immediatamente nella formulazione di un idoneo linguaggio. In &#8220;Emozionarsi ancora&#8221; cambiano le tonalità di fondo: prevalgono spesso il rosso, il giallo, il marrone, l&#8217;ocra; varia la definizione delle figure, ma la scena rende immediatamente percepibile il momento, la tensione linguistica, lo sforzo pulsionale.</p>
<p>&#8220;Evanescenza dell&#8217;essere&#8221; propone una serie di opere dai colori molto forti, compare per la prima volta la figura del ragazzo, enigmatico, sospesa. Così come persone appena abbozzate in momenti di riposo o paesaggi dai contorni più fumosi. Qui il bianco che parzialmente avvolge le figure vale ad accentuare l&#8217;indeterminatezza, la sospensione, l&#8217;indecidibile della condizione esistenziale: è il modo dell&#8217;apertura.<br />
Ancora, figure di giovane o di bambino sono proposte, spesso di spalle, nella raccolta &#8220;Contrasti armonici&#8221;, per metà assorbite dalla parte oscura del quadro, come affiorassero dalla memoria.<br />
Portano tutte un fiore che, incluso nella scena, addolcisce il ricordo, l&#8217;evocazione, rafforza la rabbia, contrasta appunto armonicamente con il contesto, lasciando ancora una volta un senso di dolce indeterminatezza, di ambivalenza. E&#8217; il modo della riconciliazione. Nelle due serie più recenti la figura del giovane è centrale. Stilizzata nei contorni, è invece resa in tutta la sensibilità della pelle, nella nudità del corpo. Circondata da un alone scuro, sanguigno e marrone, le mani che coprono il volto, sembra raffigurare una condizione embrionale, l&#8217;accingersi alla prova, il vivere qualcosa di cui non c&#8217;è esatta coscienza, eppure è percepito come ineluttabile. Ritorna la sensazione di fragilità rispetto a un pericolo incombente e al tempo stesso la voglia di trovare nel sangue che irrora le membra, nel giovane corpo la forza per resistere, la fermezza.</p>
<p>Anche in questa serie la figura del bimbo-adolescente, del giovane enuncia la questione del figlio, in un&#8217;accezione non più sacrificale. Le stesse scene con alcune varianti sono riproposte nell&#8217;ultima raccolta in una tecnica differente, contenute da un segno che ne definisce i contorni, appaiono più sporche, quasi offese, parzialmente imbrattate. Queste opere ci raccontano che la scena non ha più bisogno del dramma e della tragedia.</p>
<p>E&#8217; un&#8217;altra nozione di oscenità che qui si pone, dove non c&#8217;è più sofferenza. Il senso della composizione è affidato alla stesura del colore, ai suoi addensamenti, rarefazioni, bagliori, liquefazioni, all&#8217;atmosfera che vi si respira, alla postura delle figure, alla tensione dinamica che la anima. E&#8217; il due, qui, a interrogare, per insistere sul corpo. Che sia il corpo della pittura? Nel cimentarsi, anche con i propri rovelli, con l&#8217;urgenza di una rinascita, l&#8217;autore sfiora la chance dell&#8217;ammissione, dell&#8217;ironia, dell&#8217;apertura, l&#8217;incipit di un itinerario felice.</p>
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		<title>I mille dipinti di Cappello</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 17:21:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I mille dipinti di Cappello &#8211; Francesco Sturaro Giacomo Cappello, diciannovenne di San Giacomo di Albignasego, professione pittore. Non bastano certo queste poche parole per descrivere un artista così giovane, già capace di trasferire sulla tela, attraverso i colori, il vulcano di passioni e sentimenti che si celano dentro di lui. Figlio d&#8217;arte, il padre Giampaolo&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>I mille dipinti di Cappello</h3>
<h5><em>&#8211; Francesco Sturaro</em></h5>
<p>Giacomo Cappello, diciannovenne di San Giacomo di Albignasego, professione pittore.<br />
Non bastano certo queste poche parole per descrivere un artista così giovane, già capace di trasferire sulla tela, attraverso i colori, il vulcano di passioni e sentimenti che si celano dentro di lui. Figlio d&#8217;arte, il padre Giampaolo è, infatti, un pittore affermato, Giacomo ha trovato nella pittura lo strumento per esprimere sé stesso in maniera compiuta.</p>
<p><span id="more-31219"></span> &#8220;Dopo aver scritto due libri di poesie &#8211; racconta l&#8217;artista autodidatta &#8211; a sedici anni ho capito che mi serviva il colore per esprimere quello che avevo dentro. Il tutto è nato casualmente, come un bisogno fisico. Ho iniziato realizzando schizzi, quadri di piccole dimensioni, senza soggetto, lasciando che il colore fluisse da solo.<br />
Gratificato dagli esiti e incoraggiato da mio padre, ho continuato su questa strada&#8221;.</p>
<p>In soli quattro anni Giacomo Cappello ha attraversato cinque fasi artistiche, passando dalle prime &#8220;prove attitudinali&#8221;, alla sperimentazione pura e all&#8217;ampliamento del bagaglio tecnico, dallo studio della storia dell&#8217;arte e dalla riproduzione personalizzata dei capolavori dei principali pittori delI&#8217; &#8216;800 e del &#8216;900, alla formulazione di un linguaggio artistico proprio con l&#8217; utilizzo anche della materia nei quadri [sabbia, farina, sale, cenere) dove il soggetto non era prefissato, bensì in divenire, per finire all&#8217;ultimo periodo, contrassegnato dal raggiungimento di una maturità artistica, frutto di un lungo percorso introspettivo. Ora il giovane pittore dopo aver dipinto la tela, interviene sulle forme con qualcosa di pungente, strumento utilizzato per ripassare i contorni, così da metter in risalto la luce del quadro. In questi pochi anni Giacomo Cappello ha realizzato oltre mille dipinti, in cui l&#8217;attenzione non è riposta tanto sul soggetto rappresentato (figure umane, paesaggi) quanto sul colore. &#8220;Il colore è una ricerca che non ha mai fine. Il colore è la parte fondamentale del quadro, è dove nasce tutto. Attraverso il colore esprimo il sentimento che provo, il soggetto è solo un pretesto per comunicare il mio io più intimo.</p>
<p>La pittura non è una passione, è un&#8217;esigenza, è la vita stessa. Non sono convinto che ad un artista serva l&#8217;ispirazione. Un artista serio deve dipingere tutti i giorni, o perlomeno deve seguire un percorso di ricerca continuo. L&#8217;ispirazione non è fondamentale, perché se quello che si dipinge non esce come si vorrebbe, lo si può ripetere più e più volte, finché non si ottiene quello che si desidera&#8221;. Giacomo Cappello si schernisce di fronte allo stereotipo dell&#8217;artista che vive in una torre d&#8217;avorio, distaccato da tutto quello che gli accade intorno e che prende le distanze da tutto quello che non è il suo mondo.<br />
&#8220;Non credo all&#8217;artista che dipìnge chiuso in casa. Quando ci si accorge che la pittura è la tua vita, devi vivere di questa tua arte e, quindi hai bisogno del giudizio della critica e del pubblico, devi confrontarti con loro, ed è proprio quello che cerco di fare.<br />
Devo riconoscere che in questi quattro anni ho colto molte soddisfazioni, sia a livello di pubblico che di critica&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;anima e il gesto</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 17:21:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;anima e il gesto &#8211; Giorgio Segato (2006) Non ha ancora vent&#8217;anni. Autodidatta. Il padre pittore. Un temperamento vivace, ansioso di emergere, di affermare la propria individualità; desideroso di raccontare, di raccontarsi, superando la naturale ritrosia dell&#8217;età e della mancanza di studi artistici.&#8220;Ho appreso a dipingere da mio padre&#8221;. E allora penso che avrebbe dovuto essere&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>L&#8217;anima e il gesto</h3>
<h5><em>&#8211; Giorgio Segato (2006)</em></h5>
<p>Non ha ancora vent&#8217;anni. Autodidatta. Il padre pittore. Un temperamento vivace, ansioso di emergere, di affermare la propria individualità; desideroso di raccontare, di raccontarsi, superando la naturale ritrosia dell&#8217;età e della mancanza di studi artistici.<span id="more-31216"></span>&#8220;Ho appreso a dipingere da mio padre&#8221;. E allora penso che avrebbe dovuto essere suo padre a scrivere del figlio e a presentarlo in mostra, così da recidere definitivamente eventuali legami di dipendenza stilistica e psicologica e lasciarlo libero di &#8216;spremere&#8217; nella pittura i caldi umori, le urgenze, le rabbie e le paure, che lo sollecitano verso il linguaggio e il gesto della pittura. Avverto così forti le sue aspettative che lo lascio spiegarsi senza dire nulla al proposito, né in relazione alle immagini incandescenti che esplodono dai suoi book. Come lava di incontenibile affabulazione. Lo si avverte subito nei rossi infuocati che dominano le atmosfere elettrizzate dei suoi racconti simbolici (spesso con titoli devianti, che slittano dal piano fisico alla dimensione psichica), dai graffi che ridisegnano sul colore, irritando la tela o le carte, come incisioni su carne viva, animando visioni paesistiche di sogno (Mezza vita. Simultaneità degli equilibri), ora desolate lande, ora rigogliosi trionfi della natura nella quale tornare a sentirsi immerso.</p>
<p>Ogni veduta riporta Giacomo all&#8217;emozione, alla nostalgia panica, al sentimento della condizione esistenziale che gli urge dentro come un basso continuo di emergenze psichiche dal profondo [amore, ansia di libertà, fuga, viaggio fisico e conoscitivo, corporeità) che ha imparato a esprimere immediatamente, nel gesto rapido di una pittura che non soffre la sistemazione e la quiete espressiva di una sintassi precisa,perché sgorga spontanea dallo slancio interiore, dall&#8217;anima, dalla passione, dalle inquietudini, dai turbamenti, dai nodi psicologici irrisolti e forse irrisolvibili (se non nella diluizione temporale di un&#8217;attesa che i giovani non accettano, non sopportano) e dal desiderio di spontaneità e genuinità come manifestarsi di continuità tra interno ed esterno, tra psichico e fìsico, tra lo spazio delle emozioni e dei pensieri e lo spazio del quadro come disvelamento, racconto personale nei movimenti del colore e del segno, nelle tensioni del gesto.</p>
<p>Dalle urgenze umorali di superficie come accensioni del cuore e della mente proiettate su figure in parte di risonanza naive, in parte di istintiva Art Brut, e con la libertà impulsiva dell&#8217;espressionismo dei Nuovi Selvaggi, sta già trascorrendo a una visionarietà più liberata dall&#8217;aneddotica autobiografica, e insieme più complessa, più densa di significati emblematici e poetici, in cui il riferimento iconografico risulta meno insistito, meno &#8216;duro&#8217;, meno forzato e graffiante, e, invece, più immerso nell&#8217;amalgama di cromie modulate in profondità, anche prospettica (Fuga dalla libertà, L&#8217;uomo senza qualità, Viaggio al termine della notte), così che sull&#8217;intenzione chiaramente espressionista del giovanissimo autore sembra prevalere un più espanso tempo riflessivo, contemplativo, e sul dato segnico e di descrizione narrativa imporsi un ritmo più propriamente pittorico, affidato a un fiorire del colore come evento in certo senso lirico, per campiture d&#8217;atmosfera e brevi tocchi di deposito armonioso.</p>
<p>I progressi sono sicuramente sensibili e promettenti, soprattutto in considerazione dell&#8217;età e della tensione con cui si applica alla pittura, alla sperimentazione delle tecniche, così come all&#8217;esplorazione e verifica dei contenuti da comunicare, in una costante disponibilità allo studio, guardando alla storia dell&#8217;arte e anche citando qua e là i grandi maestri, e infine con una disarmante capacità di cogliere il dettato delle voci di dentro e di tradurlo nel linguaggio che sì affida alla magia del segno e del colore, sempre più e meglio controllando le inquietudini per uscire dall&#8217;occasìonalità espressiva e confermare una precisa professionalità di esperienza, di ricerca e di comunicazione.</p>
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		<title>I sensi della figura</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 17:21:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I sensi della figura &#8211; Giorgio Segato (2006) A pochissimi mesi dalla sua più recente personale, mi ritrovo a scrivere di Giacomo Cappello, giovanissimo artista che vive l&#8217;urgenza del fare pittura come diretto svuotamento della tensione esistenziale, ricerca e poi traduzione in colore delle parti più sensìbili, delicate e reattive del suo sistema nervoso e del&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>I sensi della figura</h3>
<h5><em>&#8211; Giorgio Segato (2006)</em></h5>
<p><em>A pochissimi mesi dalla sua più recente personale, mi ritrovo a scrivere di Giacomo Cappello, giovanissimo artista che vive l&#8217;urgenza del fare pittura come diretto svuotamento della tensione esistenziale, ricerca e poi traduzione in colore delle parti più sensìbili, delicate e reattive del suo sistema nervoso e del suo modo di percepire e di recepire la realtà, quella dei rapporti quotidiani, delle relazioni affettive e quella dei sogni, delle speranze, della volontà di promesse e di certezze. </em><span id="more-31213"></span></p>
<p><em>La condizione esistenziale dei giovani d&#8217;oggi è davvero difficile proprio perché manca di prospettive, di campi e tempi lunghi di sogno, di aperture, di possibili scelte e viene sempre più percepita come difficoltà non soltanto espressiva e di comunicazione, ma più in generale come sequenza di sbarramenti, di ostacoli che certo non stimolano la partecipazione o la creatività a sani confronti e a chiare competizioni, ma, anzi, le umiliano, le avviliscono, o perché il mondo degli adulti occupa e satura gli accessi, o per la crisi generale di un&#8217;economia che mira solo al massimo profitto con pochi investimenti nell&#8217;allargamento dei campi di ricerca e di servizio, o, purtroppo, anche per una cultura che sempre di più sfiducia le energie giovani in funzione di una più alta selettività naturale a basso o nessun costo(rinunce a correre), o sociale (nepotismo), e anche in funzione di eliminazione, o quasi, della concorrenza (l&#8217;età del lavoro tende ad alzarsi sia in basso per chi entra, trenta trentacinque anni, sia in alto per chi dovrebbe uscire, settantacinque anni, in politica e in certe professioni sempre più anche oltre gli ottanta). </em></p>
<p><em>Farsi da parte sembra diffìcile quanto entrare nel giro, sia negli impieghi che nelle professioni. Il modesto benessere accumulato dai nonni serve ad aiutare una generazione di nipoti e pronipoti sempre più in difficoltà. In questo quadro davvero sconfortante di scoperto confìitto, inventarsi un lavoro, una professione, scoprirsi attitudini, qualità, aspirazioni forti e non velleitarie fin da giovanissimi costituisce una fortuna immensa, un autentico &#8216;patrimonio&#8217; (specie quando gli stimoli e il sostegno vengono dal padre e dalla madre, come nel caso di Giacomo) che aiuta a tagliare il cordone ombelicale incancrenito, rafforza i sentimenti<br />
di identità, allarga l&#8217;orizzonte esistenziale, dilata le panoramiche della mente e del cuore. Giacomo Cappello ha trovato in sé questa energia e la riversa nella pittura quasi fosse materia incandescente, emozione traboccante, sentimento dell&#8217;urgenza dell&#8217;essere, del definirsi, del darsi un&#8217;identità forte e soprattutto riconosciuta, illuminando le pieghe fonde della personalità che si matura e si rischiara . Forse è per questo che tende a &#8216;bruciare&#8217; le tappe, a mutare con estrema disinvoltura e disinibizione riferimenti formali e tecnici. È impaziente di conoscersi e di farsi conoscere. &#8220;Mi pare di aver trovato in queste più recenti opere il bandolo della matassa, un punto di arrivo senza ritorno, dal quale partire davvero con autentica professionalità&#8221;, risponde alla mia domanda sul perché tanta urgenza e sul perché di un così netto ritorno alla figura. &#8220;Prima cercavo<br />
nelle atmosfere intime, cercando di specchiare nella realtà gli umori, le sensazioni, le scoperte come forma e colore, ritmo, gesto. Adesso è come se mi guardassi da fuori e cercassi di definire meglio un rapporto stabile con il mondo della realtà e delle relazioni, meno soggettivo, meno umorale, con minore insofferenza, anche.&#8221; Il titolo della nuova sequenza delle opere è di per sé già molto significativo, &#8220;Contrasti armonici&#8221;: l&#8217;avvertenza del contrasto, del contrappunto, e insieme la ricerca di equilibrio, di armonia ritrovata, con se stesso, con gli altri, con la natura rappresentato qui quasi sempre semplicemente da un fiore, dal profumo di un fiore, quasi una citazione da Paul Valéry &#8220;L&#8217;opera d&#8217;arte non è il fiore, ma il profumo del fiore&#8221;, l&#8217;arte non è l&#8217;oggetto, il quadro, la scultura, ma ciò che esso emana e che sappiamo inalare, sentire.</em></p>
<p><em> E Giacomo sembra appunto proporre l&#8217;ebbrezza del profumo del fiore, come conoscenza del &#8220;Valore dell&#8217;animo umano, come nuova consapevolezza della natura che il fiore rappresenta mirabilmente con la possibilità di piena interiorizzazione attraverso i sensi. È proprio questo rapporto col senso della natura e con i sensi della figura che Giacomo Cappello ora cerca ed esplora come tema poetico, come volontà di affermazione di sé nella mediazione necessaria tra realtà della natura naturans e l&#8217;incombente, ossessiva, sterilità della natura artificiale. Il fiore diventa così emblema e metafora che accompagna la figura nelle sue esplorazioni sensuali, erotiche, emotive e la figura si impone come valore ritrovato di relazione con il prossimo e con la realtà, nonostante le esitazioni, le ombre, i pochi spiragli di luce che, comunque, continuano a far luce sui gesti, sulle espressioni, sui ricordi, sulle speranze e sui sogni. Stile e cromie si fanno sempre più sicuri, sempre meglio capaci di dire l&#8217;inquietudine alta del giovane artista, ma sempre più anche la sua capacità di rinnovarsi, di tostarsi e di dirsi, senza remore, senza troppi debiti, con più sicurezza di appartenenza al mondo dell&#8217;arte.</em></p>
<p><em><br />
&#8211; Giorgio Segato (2006)</em></p>
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		<title>Giochi di colori e ombre</title>
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		<description><![CDATA[Giochi di colori e ombre &#8211; Silvia Gorgi L&#8217;urgenza dell&#8217;arte si ritrova tutta nelle opere di un giovane ventenne padovano, Giacomo Cappello, che oggi alle 17 inaugura la sua mostra Contrasti armonici, nelle sale del municipio di Ponte San Nicolò. L&#8217; energia nella ricerca artistica, Cappello la riversa nella sua pittura fatta di contrasti che lui&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Giochi di colori e ombre</h3>
<h5><em>&#8211; Silvia Gorgi</em></h5>
<p><em>L&#8217;urgenza dell&#8217;arte si ritrova tutta nelle opere di un giovane ventenne padovano, Giacomo Cappello, che oggi alle 17 inaugura la sua mostra Contrasti armonici, nelle sale del municipio di Ponte San Nicolò. L&#8217; energia nella ricerca artistica, Cappello la riversa nella sua pittura fatta di contrasti che lui stesso definisce armonici, poiché atti a cercare sempre una forma di equilibrio. Così i suoi quadri, caratterizzati dalle molte intense sfumature, finiscono per creare un&#8217;armonia di colori. &#8220;Sono accostamenti di tinte estreme, di nero e bianco, contrapposizioni nette che ci sono poi anche nella mia vita&#8221;, spiega Cappello. Un punto fermo per il giovane è il legame stretto con l&#8217;arte.</em><span id="more-31210"></span></p>
<p><em>&#8220;Indubbiamente mi sento un artista, poiché per me l&#8217;arte è fondamentale, senza non potrei vivere. Per arte in senso ampio, intendo anche letteratura, filosofia, musica; penso a De André, Guccini, i Pink Floyd degli esordi&#8221;. Nel suo futuro il giovane artista vede come fondamentale l&#8217;intraprendere un percorso formativo: studiare, leggere libri, comprendere monografie di artisti del passato per conoscere il loro percorso e valutare se sia in grado di aiutarlo a definire il suo. Cappello alla formazione istituzionale, liceo ed accademia, ha contrapposto una scelta da autodidatta, abbandonando dopo due anni l&#8217;istituto d&#8217;arte. &#8220;Mio padre anche lui pittore, mi ha fatto scoprire questo mondo, così io a 14 anni ho cominciato a praticare la pittura ed a sviluppare opere che hanno una forma classica, con pennellate veloci ed anche lente, a volte strascicate, ed il cui fondamento sta in un fulcro dì luce al centro del quadro con tutt&#8217;intorno nero e colori scuri, insomma in un gioco di luci, con rimandi per la forma a Sironi&#8221;. Proprio per questo Cappello ha scelto la pittura quale forma espressiva rispetto a linguaggi fortemente utilizzati nell&#8217;arte contemporanea, quali video, installazioni e foto, verso cui l&#8217;artista padovano si pone in maniera critica &#8220;lo sono uno antico, non li concepisco e non capisco nemmeno i critici che sostengono artisti che utilizzano questi mezzi espressivi; anche se dietro l&#8217;arte concettuale c&#8217;è uno studio non riesco a ritenerla arte. Sono convinto, invece, che l&#8217;arte, dagli anni &#8217;80 in poi, sia stata distrutta&#8221;.</em></p>
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		<title>Gianpaolo Cappello</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 17:21:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8211; Gianpaolo Cappello Tentavo di insegnargli la tecnica della pittura ad olio ma si è stancato subito. Dopo qualche anno decise che avrebbe imparato da solo, da primo si scelse come maestro Pollock e cominciò a spremere tubetti di colore su grandi tele ricavandone inquietanti commistioni di antropomorfe immagini e accostamenti cromatici. Ma già si&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><em>&#8211; Gianpaolo Cappello</em></h5>
<p><em>Tentavo di insegnargli la tecnica della pittura ad olio ma si è stancato subito. Dopo qualche anno decise che avrebbe imparato da solo, da primo si scelse come maestro Pollock e cominciò a spremere tubetti di colore su grandi tele ricavandone inquietanti commistioni di antropomorfe immagini e accostamenti cromatici. Ma già si intravedeva un&#8217;arte, una passione, un urlo. </em><span id="more-31206"></span></p>
<p><em>Poi volle tutti i grandi maestri come insegnanti. Si immerse nelle monografie di Picasso, di Soutine, di Modigliani ecc. Si tuffò nei colori cominciò a sperimentare con la materia: sabbia, cenere, acrilici, olio&#8230;pennelli, mani, vestiti&#8230;<br />
Raccontava sé stesso la sua ribellione alla quotidianità, la sua rabbia. Ora ha trovato un suo linguaggio e racconta un mondo suo fatto di tratti leggeri e parvenze.La tristezza sulle sue spalle è come una vela lavata dall&#8217;acqua del mare sul ponte spazzato dal vento. In questo modo Giacomo Cappello si imbatte nelle sue emozioni e stremato ne tira fuori lingue infuocate. Ma, se si ferma un attimo, nascono i suoi passaggi luminosi, festosi e sereni: paradisi di armonia in cui l&#8217;aria circola dolcemente.</em></p>
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		<title>Emozionarsi ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 17:21:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Critiche Pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Emozionarsi ancora &#8211; Cinzia Fronzaroli E&#8217; un prigioniero Giacomo Cappello: prigioniero del suo ardore e delle sue passioni come se stringesse fra le mani il suo cuore, simile ad una scheggia di vetro che gli insanguina le dita quando lo spezza follemente. Dentro di lui c&#8217;è un albero trapiantato dal sole, le sue foglie oscillano come&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Emozionarsi ancora</h3>
<h5><em>&#8211; Cinzia Fronzaroli</em></h5>
<p><em>E&#8217; un prigioniero Giacomo Cappello: prigioniero del suo ardore e delle sue passioni come se stringesse fra le mani il suo cuore, simile ad una scheggia di vetro che gli insanguina le dita quando lo spezza follemente. Dentro di lui c&#8217;è un albero trapiantato dal sole, le sue foglie oscillano come pesci di fuoco e cantano come usignoli. </em><span id="more-31202"></span></p>
<p><em>La tristezza sulle sue spalle è come una vela lavata dall&#8217;acqua del mare sul ponte spazzato dal vento. In questo modo Giacomo Cappello si imbatte nelle sue emozioni e stremato ne tira fuori lingue infuocate.<br />
Ma, se si ferma un attimo, nascono i suoi passaggi luminosi, festosi e sereni: paradisi di armonia in cui l&#8217;aria circola dolcemente.</em></p>
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		<title>La verità</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2015 10:42:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Saggi brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello che è vero lo è per tutti, ciò che genera diversità è la nostra costruzione. E’ quindi importante vedere la nostra costruzione perché solo così si sgretolerà e ci renderà liberi. Le maschere che portiamo sono per ognuno diverse ma senza di esse la verità è la stessa. Non dobbiamo adottare metodi per vedere&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che è vero lo è per tutti, ciò che genera diversità è la nostra costruzione. E’ quindi importante vedere la nostra costruzione perché solo così si sgretolerà e ci renderà liberi. Le maschere che portiamo sono per ognuno diverse ma senza di esse la verità è la stessa.<br />
Non dobbiamo adottare metodi per vedere le nostre costruzioni perché saremo sempre all’interno di essa, quindi non saremo noi a decidere e a guardare ma sarà sempre la nostra costruzione a decidere per noi.<br />
La nostra costruzione è legata a tutto quello che è esterno a noi, tutto quello che abbiamo imparato tramite gli altri o tramite il sociale.<br />
Tutto quello che abbiamo vissuto non è realtà ma è quello che la nostra costruzione ci porta a vivere, ad esempio se passeggiando per strada vedo una bella donna che attira la mia attenzione in quel momento vedo solo quello che ho imparato sulle donne, quindi non guardo la donna nella sua totalità ma guardo quello che mi hanno insegnato sia attraente o che a mia volta mi sono insegnato.<br />
Per di più le costruzioni diventano talmente importanti che le difendiamo e generano violenza.<br />
Se abbandoniamo l’idea di dover tenere dentro di noi questa costruzione allora potremo capire che in noi non c’è niente che non sia il noi stessi.</p>
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		<title>Gli esseri umani non hanno</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2015 10:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggi brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli esseri umani non hanno una chiara capacità di comprensione delle proprie emozioni, vivono continuamente come se non sapessero cosa accade nel loro interno. Il loro vero io è un mistero ai loro occhi e la maggior parte non ha nemmeno intenzione di comprendersi perché non sono più in grado di porsi domande o in&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli esseri umani non hanno una chiara capacità di comprensione delle proprie emozioni, vivono continuamente come se non sapessero cosa accade nel loro interno.<br />
Il loro vero io è un mistero ai loro occhi e la maggior parte non ha nemmeno intenzione di comprendersi perché non sono più in grado di porsi domande o in alcuni casi non si fanno le giuste domande.<br />
Tutti gli uomini che cercano e hanno la voglia di conoscere e scoprire scelgono mezzi sbagliati per comprendersi e accettano il proprio modo di vivere come dato di fatto.<br />
Non si può leggere libri, meditare, guardare film o occuparsi di un qualcosa con l’illusione che possa essere la strada giusta per capire, perché non esistono giuste strade per la serenità se non quella della propria scoperta interiore.<br />
Per comprendere noi stessi è necessario che il primo passo sia osservarsi non agire.<br />
Osservare con cura ogni nostra reazione e azione.<br />
Il pensiero non aiuta perché non ci porterà a capire ma genererà confusione.<br />
È necessario capire la nostra energia il prima possibile di modo da non fare danni vivendo in una modo che non ci appartiene.<br />
Una volta accettata e capita la propria energia si può cominciare un nuovo inizio.<br />
Tutto quello che succede dopo è per gli esseri un graduale cancellare le abitudini, leggi e meccanismi umani che  non ci appartengono e creano sofferenza.</p>
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		<title>Discorso sull&#8217;io</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 16:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[X: Il confronto con gli altri è normale. GIACOMO: Ti insegnano fin da piccolo ad avere una concorrenza. Non c’è un sistema equo. X: Competizione GIACOMO: Già nei primi anni di vita impari il potere e che lo detiene chi ha i soldi, ti costringono ad accettare e rimanere succube. Bisogna assolutamente togliersi dalla società&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>X: Il confronto con gli altri è normale.<br />
GIACOMO: Ti insegnano fin da piccolo ad avere una concorrenza. Non c’è un sistema equo.<br />
X: Competizione<br />
GIACOMO: Già nei primi anni di vita impari il potere e che lo detiene chi ha i soldi, ti costringono ad accettare e rimanere succube. Bisogna assolutamente togliersi dalla società e iniziare un percorso interiore. Che energia abbiamo? Come capirlo? Togliersi da tutto ciò che condiziona i nostri gesti, mettersi a confronto con noi stessi, comprendere ciò che è vero e ciò che è falso per capire l’energia vitale. Non c’è un metodo, solo osservare i cambiamenti del nostro essere in relazione con ciò che facciamo o pensiamo e approfondire il senso delle cose senza proiettare il nostro io. Cos’è l’io? Non dovrebbe avere valore invece per noi è fondamentale tanto da difenderlo con tutte le nostre forze.<br />
X: Come si fa a non filtrare ogni argomento in base a ciò che siamo?<br />
GIACOMO: Quando devi scoprire è necessario guardare obiettivamente ad esempio il dolore, come influisce? Quando noi lo percepiamo?<br />
X: Ma il dolore è uguale per tutti?<br />
GIACOMO: Il dolore cambia per tutti perché è un meccanismo, una gabbia. Lo si può creare facilmente sia mentalmente sia fisicamente.<br />
X: Perciò per capire dobbiamo crearci del dolore?<br />
GIACOMO: No, innanzitutto bisogna considerare che non esistono gabbie, nulla deve bloccare la tua energia. Ad esempio se consideri l’amore è un’energia positiva e fortissima ma se viene inquinata dalla gelosia allora prende un aspetto negativo e nocivo. La gelosia è una gabbia perciò con disciplina bisogna eliminarla perché genera una perdita di serenità.</p>
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